IL MERCATO DEL LAVORO IN ITALIA
Nel corso degli ultimi dieci anni il Legislatore italiano ha introdotto diverse innovazioni nell’intento di pervenire ad una maggiore flessibilità del mercato del lavoro e di favorire gli investimenti da parte di imprenditori stranieri. Uno dei principali interventi è stato attuato attraverso il D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276 (cosiddetta “Legge Biagi”), che ha aperto la strada a sensibili trasformazioni nell’ambito del diritto del lavoro, nel tentativo di adattare il mercato italiano alla sempre mutevole realtà economica e sociale.
Dalla sua entrata in vigore si sono susseguite diverse ulteriori riforme che hanno toccato molte tipologie contrattuali, al fine di consentire alle aziende di far fronte a temporanei fenomeni congiunturali e/o a fasi altalenanti della domanda, tipici dell’economia globale.
Da ultimo si segnala la recente riforma del diritto del lavoro italiano ad opera della Legge 28 giugno 2012, n. 92 (“Riforma Fornero”), il cui precipuo scopo è quello di favorire lo sviluppo del mercato del lavoro attraverso una serie di disposizioni che hanno influito su numerosi aspetti della disciplina previgente e in particolare sulla disciplina dei licenziamenti.
I lavoratori extracomunitari godono degli stessi diritti dei lavoratori comunitari a condizione che siano in possesso di un regolare permesso di soggiorno rilasciato dalle competenti autorità.
I cittadini svizzeri, così come quelli comunitari, hanno il diritto di soggiornare in Italia e in ogni Paese dell’Unione Europea e di svolgervi un’attività lavorativa.
Disciplina del lavoro
La Costituzione della Repubblica Italiana nel dichiarare, all’articolo 1, che “l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”, sancisce la primaria rilevanza del lavoro come principio cardine dell’orientamento politico e istituzionale della Repubblica, assegnando alto valore civile all’attività dell’uomo e denotando l’indissolubile legame tra ordinamento statale e impegno sociale.
La normativa del lavoro è diretta a tutelare il lavoratore in ogni fase del rapporto di lavoro, dalla stipula del contratto individuale alla cessazione del medesimo, non escludendo gli aspetti previdenziali, assicurativi e sanitari.
I rapporti di lavoro non sono regolati solo dalle norme contenute nella Costituzione. Il Codice Civile (libro quinto, articoli da 2060 a 2246) e lo Statuto dei Lavoratori (Legge 20 maggio 1970, n. 300) – oltre alla corposa legislazione speciale – disciplinano in modo dettagliato e complesso il rapporto tra il lavoratore subordinato e il datore di lavoro. Sono altresì oggetto di regolamentazione i rapporti di lavoro autonomo, al fine di tutelare tutte le attività che, nella definizione della Costituzione, concorrono “al progresso materiale o spirituale della società”.
La complessità e l’elevato numero di regole nell’ambito del diritto del lavoro hanno determinato la graduale e sempre più manifesta separazione di tale materia dalle altre branche del diritto civile; ciò si riflette anche sul piano processuale con l’istituzione – presso ogni Tribunale – di un’apposita sezione specializzata in diritto del lavoro, deputata a decidere le controversie in modo esclusivo, in ossequio a una specializzazione richiesta dalla complessità giuridica e dalla delicatezza sociale della materia.
Oltre all’iniziativa del singolo lavoratore, che può sempre agire giudizialmente per vedere tutelati i propri diritti e la propria posizione, è previsto – a garanzia e tutela della corretta applicazione delle norme – l’intervento dei competenti istituti e uffici statali (Ministero del Lavoro, I.N.P.S. e I.N.A.I.L.) i quali possono effettuare visite ispettive ed accertamenti e conseguentemente applicare specifiche sanzioni in presenza di violazioni o irregolarità.
A cura di: Rödl & Partner
Aggiornato il: 26-02-2013





